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La Suprema Corte si è dovuta occupare del caso di un’insegnante, rimpatriata dal servizio all’estero dopo una valutazione ispettiva negativa. La docente aveva impugnato il provvedimento sostenendo che il suo allontanamento fosse una punizione camuffata da restituzione ai ruoli interni. Ma la Cassazione ha dato ragione all’amministrazione, chiarendo che la libertà d’insegnamento è un principio sacrosanto, ma non può diventare il paravento dietro cui nascondere l’assenza di metodo e di risultati. Infatti, dalle ispezioni effettuate era emerso che le lezioni della docente erano disorganiche e prive di struttura. Pertanto, l’esito era evidente, e cioè gli studenti erano disorientati e il clima scolastico compromesso. In altre parole, secondo la Cassazione, la libertà d’insegnamento non significa confusione educativa. Questa decisione segna un chiaro confine nel senso che il diritto alla libertà d’insegnamento non può essere un lasciapassare per la mancanza di risultati.
Avv. Salvatore Torchia
