Vincenzo Vitale, avvocato- docente- giornalista ed ex magistrato-, sostiene che la maggioranza dovrebbe avere il coraggio di abolire in modo definitivo il codice degli appalti. Non solo riformarlo, perché in Italia ogni riforma, con intenti di semplificazione, finisce per complicare di molto ogni fattispecie.
Infatti, come ha spesso ripetuto Raffaele Cantone, già Presidente Nazionale Anticorruzione, la corruzione alligna e prospera nelle pastoie burocratiche cioè in quel sottile reticolo di pareri, autorizzazioni, vidimazione, registrazioni e quant’altro.
E questo, massimamente, nel codice degli appalti, un vero orrore procedurale, fitto di regole ed eccezioni, diritti ed oneri che, a loro volta, presuppongono degli obblighi, mentre fioriscono i sub- appalti germinando e moltiplicando problemi e interpretazioni divergenti, eccezioni nonché eccezioni delle eccezioni.
Insomma, un ginepraio e proprio per questo un eccellente terreno di coltura per corruzione, traffici illeciti e tangenti dirette ed indirette.
Non solo. Più si riforma, aggiungendo norme a norme, più si creano nuovi spazi occupabili da condotte illecite che, a loro volta, ne propriziano altre.
In altre parole, se si vuol fare qualcosa di nuovo, si devono abolire tutte le riforme, in ogni campo, ritornando,almeno, al 1970 come se il tempo non fosse trascorso.
A Milano, aggiunge Vitale, probabilmente stavano cercando di districarsi fra norme nazionali, regionali e regolamenti comunali, fra l’altro diversi da Comune a Comune. Un’opera quasi impossibile che pochissimi saprebbero condurre a buon fine.
A titolo di esempio Vitale racconta quello successo ad un suo amico ingegnere. Questi, su incarico del cliente, stava ristrutturando una villetta e aveva bisogno di chiudere una finestra la quale, fra l’altro, non dava sulla pubblica via ma all’interno del giardino dello stesso proprietario della villetta.
Orbene, dopo mesi e mesi, risultò impossibile, anche al tecnico comunale, concedere il nulla osta.
Alla fine fu proprio quest’ultimo a dare un consiglio surreale all’ingegnere: chiudere la finestra dal lato interno, che era la cosa necessaria per il proprietario onde utilizzare tutta la parete, ma lasciandola come cornice, puramente fasulla, sulla parete esterna.
Insomma, una finestra all’esterno ma una non-finestra all’interno.
Solo così il Comune approvò la ristrutturazione e l’ingegnere pote’ continuare i lavori.
Ed allora cosa fare? Quello che, nel mio piccolo, ho detto da tempo.
In pratica, abolire il codice degli appalti e fare quello che si è fatto a Genova per la ricostruzione del ponte.
Affidare ad un commissario ” ad hoc” la realizzazione di ogni opera pubblica, dopo aver bruciato, in un pubblico rogo, il codice degli appalti.
Costui, sarà l’unico responsabile dei lavori che dovrà eseguire con i fondi stabiliti ed entro un tempo determinato.
Sarà libero di scegliere l’impresa che riterrà più adatta ad eseguire i lavori, a regola d’arte, e sarà l’unico responsabile sia in sede civile che penale.
Godrà di una indennità di grande spessore, poniamo il 5% del valore dell’opera da eseguire.
Certo, costui rischierà molto, compresa la pena della reclusione in caso di illeciti, anche se commessi da altri ma, proprio per questo, guadagnerà molto e non ci sarà alcuno spazio per la corruzione.
Avv. Salvatore Torchia